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L'isola dei limoni

Procida è la più piccola delle isole partenopee e consreva le più autentiche tradizioni meridionali. La comune appartenenza geologica di Procida, Vivara ed Ischia spinse Plinio a considerare la possibilità che in origine le tre isole fossero collegate, mentre Strabone ipotizzò che fossero addirittura collegate anche alla terraferma e che in seguito a due grandi sommovimenti della costa terrestre, dapprima si fossero separate dal continente ed in seguito si fossero uletriormente divise formando le tre isole che conosciamo. Ciò che si sa di sicuro è che Procida fa parte dell'area flegrea e che, come Ischia, è di origine vulcanica. L'isola ha una superficie di 3,7 Kmq. e dista da Ischia circa 3 Km. E' formata principalmente da tufo giallo, non possiede particolari rilievi così che il punto più alto raggiuge solo 91 m; in tempigeologici recenti non ha subito eruzioni e quindi il suo paesaggio, disegnato dal mare e dal vento, è abbastanza  pianeggiante. Procida è meno conosciuta ripsetto ad Ischia e Capri  per molti motivi. Innanzitutto ha avuto uno sviluppo economico diverso dovuto anche alle difficili condizioni di vita dei suoi abitanti. Secondo alcune testimonianze risalenti all'VIII secolo i procidani erano inizialmente dediti soprattutto alla pesca, ma in seguito divennero marittimi molto esperti. Questa tradizione continua ancora ai giorni nostri favorita anche dalla presenza sull'isola di un rinomato Istituo Nautico nel quale si sono formati molti eccellenti comandanti imbarcati su navi in tutto il mondo. La conseguente prolungata assenza degli uomini dalle loro famiglie ha fortemente influenzato le abitudini familiari e la storia di Procida. La continua minaccia delle incursioni dei pirati saraceni ha indotto i procidani ne secoli passati a edificare sulla zona più elevata, intorno alla chiesa di San Michele, la fortezza di Terramurata dove si rifugiavano non appena avvistavano le navi pirata. La chiesa, un monastero dei Benedettini, esisteva sicuramente già nel VII secolo e nell' Xi secolo diventò la Cattedrale dell'isola. E' dedicata a San Michele Arcangelo, il patrono di Procida. Nel XIX secolo la Cattedrale fu quasi distrutta nel corso di una delle più feroci incursioni e fu poi ricostruita per ordine del Papa Innocenzo XII. Una visita all'Abbazia e al museo ad essa collegato ci permettono di conoscere più da vicino la tormentata storia del monastero e dell'isola. L'insediamento più antico di pescatori risale all'anno 1000 e si trova ai piedi di Terramurata sulla cosa meridionale dell'isola alla Corricella, uno dei porticcioli di pescatori più pittoreschi dell'Italia Meridionale, scenograficamente incorniciato dalle case variopinte del borgo, costruite quasi una sull'altra, collegate da scale ed archi aperti, con finestre piccole e balconcini coperti che sono l'espressione più vera della classica archittetura procidana. Sul lato settentrionale dell'isola, più o meno nello stesso periodo,  si sviluppò il porto di Marina Grande, il cosidetto "Sancio Cattolico", posto sotto la protezione della Chiesa di Santa Maria della Pietà che si trova sulla banchina del porto. Anche qui ritroviamo la particolare architettura isolana dai freschi colori pastello, che realizza la sua maggiore espressione nella facciata rosa di Palazzo Merlato. Nel 1563 nella zona di Terramurata per il Cardinale aragonese Innico D'Avalos fu costruito un grande palazzo che fu poi utilizzato anche dai Borbone come residenza e casino di caccia. Una parte della fortezza divenne poi penitenziario per 158 anni, fino alla sua chiusura nel 1988. I circa 10.800 abitanti vivono soprattutto nei tre insediamenti di Terramurata, Corricella e Marina Grande nella zona orientale di Procida, il resto dell'isola è invece poco popolata. Un altro piccolo insediamento sorge intorno al bel porticciolo naturale della Chiaiolella sul versante occidentale. Qui, soprattutto in estate, vi è un gran via vai di escursionisti e villeggianti che giungono  con la propria barca oppure con il servizio urbano di autobus in partenza da Marina Grande. Il prodotto più importante  della terra procidana  è rappresentato  dai limoni; il vino e olio di oliva sono prodotti  solamente per l'uso domestico. Gli orti e la campagna sono molto ben curati e si possono ammirare durante le  passeggiate. Resta l'interrogativo sul perchè il turismo a Procida non si sia sviluppato come nelle altre isole partenopee ed oltre alle ovvie ragioni riguardanti la storia e l'economia, qualcuno avanza un'ipotesi maliziosa che ha a che vedere con la bellezza delle donne procidane e l'assenza dei mariti, lontani per lavoro, i quali  non vogliono che le loro mogli e le loro figlie siano esposti agli sguardi estranei. L'unica cosa certa che noi sappiamo è che i visitatori, fatta eccezione per i pirati, sono sempre benvenuti ed accolti con la proverbiale ospitalità del sud. Il  nostro consiglio è quello di accertarvene personalmente, sicuri che trascorrete una giornata molto speciale. Se sarete a Procida o in una località vicina nel periodo di Pasqua non dovrete assolutamente perdere la straordinaria processione del Venerdì Santo.

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